marco agliati

Ciao!
Mi chiamo Marco Agliati e forse quando avrò un lavoro avrò anche una presentazione più concisa in questa prima riga.

Vengo da Bergamo, ho fatto il liceo delle scienze umane perché non sapevo cosa mi interessasse di più fra i vari indirizzi, poi mi sono laureato in scienze dei beni culturali perché mi offriva la possibilità di studiare un po' di tutto senza dover ancora prendere una scelta più precisa, e adesso mi sto laureando in antropologia culturale perché ho capito che mi piace studiare tutto senza farlo sapere in giro. Dove questo mi porterà non lo so ma se devo puntare sulla statistica direi che sarò un precario. Questa conclusione però non ha nulla a che vedere con ciò che ho studiato.

Durante la magistrale, ho preso parte insieme ad altri miei compagni ad AnthroBic, uno spazio paritario in cui parlare di tutto con la lente dell'antropologia. Noi studenti organizziamo gli incontri per parlare di ciò che più ci interessa e ogni tanto abbiamo anche invitato degli antropologi un poco più affermati. Per questo gruppo ho costruito il sito e curato la parte di grafica; ci ho anche scritto qualcosa su alcune delle cose che mi piacciono: i tatuaggi, il cibo, le carte e, più in generale, la questione dell'identità.

Questo sito è il mio giardino digitale, non è pensato per essere costantemente aggiornato né per raggiungere degli obiettivi prestabiliti. L'ho scritto io col supporto di queste risorse e tante ricerche su internet.
Rifiuto l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa, così come di tutto ciò che di volta in volta viene presentato come "inevitabile" e che di volta in volta si rivela non essere poi così inevitabile. Usando una frase non mia: L'IA generativa è un patto col diavolo. Ogni volta che la usi ti indebolisce. A volte ti fa guadagnare un po' di tempo ma ne esci ridotto. Ad ogni utilizzo ti allontani dal tuo potenziale umano. Questo non vuol dire che non abbia il suo ruolo nell'arsenale degli strumenti a nostra disposizione; significa che non ha posto nella quotidianità delle persone. Scrivete le vostre mail e tenetele brevi. Fate i vostri disegni brutti. Scrivete i vostri messaggi di auguri. Continuate a rileggere i passaggi di libri complessi, un giorno ci arriverete. Se no abbandonate l'impresa e passate ad altro. La vita è lunga e le cose insignificanti a cui dedicarsi non mancano.

Ho diviso il sito in queste tre sezioni:

  1. outer station † cycle de l'absurde, ovvero il mio curriculum(assente)
  2. central station † cycle de la révolte, ovvero quello che voglio condividere
  3. inner station † cycle de l'amour, ovvero quello che sento


Per il resto puoi scrivermi a: marco [at] magliati [dot] com


I nomi delle sezioni di questo sito hanno due ispirazioni:
  1. le tre stazioni che il capitano Marlow visita lungo il fiume Congo. Quella alla foce, quella a metà percorso, e quella dove conclude il viaggio. Un viaggio tanto fisico quanto psicologico e morale.
  2. i tre cicli in cui si potrebbe racchiudere l'opera di Albert Camus, scrittore e filosofo francese. Il primo ciclo affronta la negazione – la difficoltà, inutilità e crisi della condizione umana. Il secondo affronta la rivolta positiva verso questa negazione ("il no dell'uomo al no del mondo"). Il terzo avrebbe dovuto coronare la rivolta con un'affermazione, quella dell'amore e dell'accettazione ma Il primo uomo, romanzo dedicato a tale esplorazione, è rimasto incompiuto nel bagagliaio dell'auto in cui autore ed editore sono morti nel gennaio del 1960.

  festina lente (affrettati lentamente) è una locuzione latina e ossimoro usata come motto, personale o familiare, da tante persone nei secoli – condivide il suo significato con la favola de La lepre e la tartaruga. Fra le altre cose, era il motto presente nella marca tipografica dello stampatore italiano Aldo Manuzio, peraltro ideatore del corsivo a stampa (italics), i libri tascabili e la sistemazione definitiva della punteggiatura.